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Natale 2016

Che bello il Natale! Natale, che ricorda e ci permette di vivere nell’oggi il mistero di Gesù che si fa uomo, per l’uomo. Natale, una festa che possiamo dire ha un nome e cognome, non cose, non artifici, il Natale è Gesù, la sua festa, la nostra festa, la vera ed unica festa: Dio che si fa uomo per salvarci.

«La ragione della nostra speranza è questa: Dio è con noi. Ma c’è qualcosa di ancora più sorprendente. La presenza di Dio in mezzo all’umanità non si è attuata in un mondo ideale, idilliaco, ma in questo mondo reale. Egli ha scelto di abitare la nostra storia così com’è, con tutto il peso dei suoi limiti e dei suoi drammi, per risollevarci dalla polvere delle nostre miserie, delle nostre difficoltà» (Papa Francesco, Udienza generale, 18/12/2013).

 

È vero comunque che un altro Natale, altri riti, ancora oggi accanto a quello cristiano, ci attendono. Siamo costretti a vivere e celebrare momenti dove noi cristiani siamo un po’ infettati, forse conniventi, da tutto ciò che celebra un Natale sdolcinato e forzato, fatto di consumi, oggi forse più contenuti, vista la crisi che stiamo vivendo da anni. Siamo giunti alla fine del mese di dicembre che chiude l'anno 2016, uno dei “molti Natale” difficili della recente storia europea, un anno ancora di crisi in generale, di una crescita economica promessa ma non realizzata, di licenziamenti, di scoraggiamento, di alluvioni, di terrorismo, di guerre e conflitti che non hanno mai termine. In questo momento critico la Chiesa ci invita ancora a prepararci ad un altro Natale. Si cominciano anche a fare gli auguri di "Buon Natale" a chi si incontra, che purtroppo non sono sempre espressione di un genuino senso di fede, di festa e di solidarietà. Per alcuni non sarà neanche un Natale facile. Per loro, infatti, un nuovo Natale potrà essere nostalgia di una festa lontana nel tempo, memoria di felicità e di armonia scomparse; per altri potrà significare il risvegliarsi di un'esperienza dolorosa, di un lutto non ancora dimenticato. Ma se il Natale resta il mio Natale, il tuo Natale, e perdiamo di vista che si tratta del Natale di Gesù, sarà un Natale povero. Possiamo celebrare cento natali senza che mai Dio nasca nei nostri cuori, senza che Dio appaia nelle espressioni dei nostri auguri, eppure Dio non si stanca mai di ricordarci questo. Ecco il messaggio che a Natale, il Natale di Gesù ci dice. Dio nasce per noi per farci uscire dalla nostra mediocrità e dall’egoismo che dal peccato trae la sua origine. Se la Chiesa ci ripropone un nuovo anno liturgico e ci fa rivivere questa nuova celebrazione, è perché ne abbiamo ancora bisogno. Non come una circonferenza che torna al punto di partenza, ma come una spirale che, pur tornando allo stesso punto, approfondisce il suo percorso. Dio ci chiede di ascoltarlo e noi ci comportiamo come sordi, Dio ci chiede di essere accolto e noi non lo vogliamo accogliere, Dio ci chiede di amare “il prossimo come noi stessi” ma ancor di più ci dice “ama i tuoi nemici”.

Che strano celebrare un altro Natale rispetto al Natale di Gesù. Il filosofo ebreo Martin Buber (1878-1965), nel suo celebre scritto Il cammino dell’uomo, ricorda una massima della tradizione ebraica: “Considera tre cose: sappi da dove vieni, dove vai e davanti a chi dovrai un giorno rendere conto. Chi considera queste tre cose deve sottoporre se stesso a un serio esame». Cari fratelli e sorelle, Dio ci attende davanti a quella grotta, insieme ai Pastori, agli Angeli: lasciamoci stupire, facciamo entrare Gesù nelle nostre case, nel nostro cuore.  Potremmo essere cristiani battezzati che accettano e riscoprono ancora che senza Dio siamo perduti, e la storia, dove spesso si fanno teatrini, ce lo ricorda in modo chiaro, ma noi purtroppo non abbiamo memoria. Senza Dio l’uomo non si percepisce più come creatura che “dipende” dall’Amato: se togli l’Amato, l’uomo non è più un pellegrino che viaggia verso la mèta dell’eternità, ma un solitario che non riesce a comprendere chi è, dove va e se è amato e pensato.

Carissimi, Santo Natale a tutti voi e alle vostre famiglie.

Don Fabrizio