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2017-11-19 19:32:53

Messaggio per la Santa Pasqua

Carissimi, celebriamo la Pasqua, ancora oggi da cristiani e da credenti in Cristo... almeno così speriamo che sia per tutti. Nella celebrazione pasquale troviamo la gioia di celebrare e incontrare la luce del Risorto che non è una "lampadina a led", ma la luce che illumina e trasforma ogni uomo. È la luce della Pasqua, non una luce artificiale, è luce vera, una luce che illumina il nostro cuore su come dobbiamo guardarci dentro, nelle nostre responsabilità familiari e comunitarie. È la luce che illumina il nostro mondo interiore, nel guardare se siamo lievito nuovo nella grazia e non nell'egoismo e nel peccato. È la luce che illumina anche il mondo che ci circonda che, spesso di fronte all'evento Cristo, fa finta di nulla, sembra girarsi dall'altra parte di fronte al Mistero di amore di Colui che dà compimento e valore autentico all'uomo di ieri, di oggi e del domani. Non bastano infatti la nascita e il battesimo a darci la capacità di vedere, se facciamo memoria del Vangelo del cieco-nato di una delle domeniche di quaresima.

Gli occhi non hanno senso se non vediamo la luce, se non la riconosciamo nel Volto di Cristo Risorto e negli altri. La pienezza della vita e della vista è la fede che contempla e adora il Signore che ci ha creati, guariti, cercati, e che si tiene presente di fronte a noi, e ci parla, nell'attesa che entriamo in comunione con Lui. La vera luce della vita è una relazione faccia a faccia col Verbo di Dio fatto carne. Dobbiamo allora veramente chiederci se nella nostra vita c'è o non c'è questa luce che il Signore ci dona. La peggior cecità è quella di chi crede di vedere senza aver bisogno di incontrare Cristo. Gesù ha potuto illuminare più facilmente i ciechi e i peccatori che quelli che credevano di vedere e di essere giusti, perché chi sa di essere al buio, non può negare la luce quando gli è donata; invece chi crede di essere egli stesso una sorgente di luce, difficilmente riconosce di essere al buio quando la vera luce viene verso di lui. Gesù definisce se stesso come "la luce del mondo" (Gv 9,5), ma può illuminare solo chi riconosce di non possedere la luce, solo chi Lo accoglie come una luce che ci giunge in dono, come il sorgere del sole il mattino. Ma chi accoglie la luce che Cristo è, non diventa capace soltanto di vedere, diventa anche capace di illuminare, di trasmettere la luce di Cristo che è la fede. La luce di Cristo è la possibilità di vedere l'invisibile, di vedere Dio e le realtà che il peccato e l'orgoglio ci nascondono. Il cieco guarito non diventa solo un vedente, ma anche testimone della luce, un testimone della fede in Cristo che ci illumina.
"Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla." (Gv 9,32-33). Il cieco guarito vede ciò che gli è accaduto con occhi di fede, e vorrebbe trasmettere questa luce a tutti, anche a chi lo perseguita a causa di Cristo. È come se dicesse: "Non vedete che la luce è evidente? Non vedete che Cristo illumina?". Non gli basta vederci: desidera che tutti vedano con gli occhi della fede. Il miracolo, più che permettergli di vedere il mondo, gli permette di vedere il mistero di Gesù Cristo. È questo il miracolo che dobbiamo chiedere anche per noi; è questa la luce che dobbiamo desiderare di vedere. Il cieco guarito appare nel Vangelo come un uomo che vive senza paura, che non teme di dire la verità, ed è come se tutto ormai per lui fosse positivo. Tutta la realtà diventa positiva se la si guarda con la luce che Cristo Risorto dona ai nostri occhi, e soprattutto al nostro cuore. Questa luce è lo sguardo di Gesù stesso sulla realtà tutta, e soprattutto sulla miseria umana. "Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?" (Gv 9,2). Gesù vede in tutto uno spazio in cui si può manifestare l'opera buona del Padre, che è sempre opera di misericordia. Tutto è positivo, perché in tutto, anche nella miseria dei peccatori, può sempre manifestarsi l'amore di Dio che crea, guarisce, perdona. È così anche per noi ?
Amici di Capanne e Marti, vogliate accogliere queste mie semplici parole per ricordarci tutti la gioia e la luce che la Pasqua ci offre per essere nuove creature. Accogliamo questa luce e ripartiamo da Cristo per poter essere una comunità di famiglie vere che cercando Cristo hanno trovato quella tomba vuota: "Non è qui, è risorto, come aveva detto". Santa Pasqua a tutti voi.

Don Fabrizio